
Pëtr Alekseevič Kropotkin (Mosca, 9 dicembre 1842 – Dmitrov, 8 febbraio 1921), è stato un militante e teorico dell’anarchia, fautore della “propaganda col fatto“, ed uno dei primi sostenitori dell’anarco-comunismo.
Il pensiero
Fonti: Anarcopedia
Anarchismo
Il nome attribuito ad un principio o teoria di vita e condotta in base al quale la società è concepita senza governo. In tale società l’armonia è ottenuta non attraverso la sottomisione alla legge o l’obbedienza a qualche autorità, ma per liberi accordi conclusi tra pari gruppi territoriali e professionali liberamente costituiti per la produzione e il consumo e anche per il soddisfacimento dell’infinita varietà di esigenze e aspirazioni di un essere civile.
Defizione di «anarchismo» data Pëtr Kropotkin nella nona edizione dell’Enciclopedia Britannica (1910)
Dove c’è autorità non c’è libertà.
Al suo funerale, considerato l’ultima libera manifestazione degli anarchici nella Russia bolscevica, il suo feretro attraversò le strade di Mosca il 13 febbraio 1921 scortato da nere bandiere incise di questo motto.
Kropotkin, che sviluppa le proprie idee all’apogeo del clima positivista e scientista dell’800, fu fortemente inflenzato dal suo essere contemporaneamente scienziato e anarchico, per questo si legò fortemente al razionalismo illuministico. In questo “clima” egli lancia la sua sfida intellettuale: dimostrare che l’anarchismo è in perfetta sintonia con lo sviluppo e i metodi della scienza, che esso ha basi scientifiche indiscutibili e, soprattutto, dimostrare che la vita umana ed animale è prevalentemente basata sulla cooperazione e la solidarietà, piuttosto che sulla lotta. In questa maniera l’anarchico russo vuole criticare sia le teorie del socialismo scientifico, in particolare quelle del metodo dialettico e del determinismo economico, sia le teorie dei discepoli del “darwinismo sociale” che giustificano l’oppressione del forte sul debole.
Gli elementi cardine del pensiero kropotkiniano sono: il determinismo scientifico, l’etica e l’anarco-comunismo.
Il determinismo scientifico
Per Kropotkin l’anarchia è un modo d’organizzazione sociale “imposto” dalla stessa natura ed è quindi una verità scientifica: «l’anarchia è una concezione dell’universo, basata sulla interpretazione meccanica dei fenomeni, che abbraccia tutta la natura, non esclusa la vita della società». Il suo metodo è quello delle scienze naturali; secondo questo metodo ogni conclusione scientifica deve essere verificata. La tendenza kropotkiniana è di fondare una filosofia sintetica che si estenda a tutti i fatti della natura, compresa la vita delle società umane e i loro problemi economici, politici e morali”.
Per Kropotkin in natura non esistono leggi prestabilite bensì fenomeni non determinati e l’armonia non può non essere che la conseguenza di un lungo processo. Ugualmente la società umana, che si regge sull’armonia spontanea, non può che sfociare nell’Anarchia, poiché anche gli esseri umani tendono a respingere le forme cristallizzate.
L’etica
Secondo Kropotkin, tre sono gli stadi dell’etica umana:
- il mutuo soccorso;
- la giustizia;
- la morale.
Il mutuo soccorso, tradotto anche come mutuo appoggio, è presente in tutti gli animali con pochissime eccezioni. Solo le tigri, alcuni uccelli e alcuni pesci, afferma Kropotkin, non hanno istinti sociali e vivono isolati. Tutti gli altri però vivono in branchi e si aiutano a vicenda, perché questa è l’arma migliore per sopravvivere. Kropotkin, rifacendosi soprattutto agli studi di Charles Darwin, nota che gli istinti sociali sono via via più presenti man mano che una specie è evoluta; così, le specie più evolute di ogni classe animale, possiedono istinti sociali fortissimi. Questi istinti sono indubbiamente presenti anche in ogni uomo.
La giustizia deve essere intesa come uguaglianza; non vi è alcuna giustizia senza equità. Questo è un passaggio successivo, che non deriva dagli istinti nè dai sentimenti, ma dalla ragione. Anche la giustizia, afferma Kropotkin, è presente in molti animali, particolarmente quelli più evoluti. Nelle civiltà primitive, poi, la giustizia intesa come equità era la norma. Lo deduce da studi effettuati di persona. Ciò non toglie che l’uomo ha sempre vissuto in società, come gli animali.
La morale è qualcosa che nasce sucessivamente. Essa va addirittura oltre la giustizia e va intesa come abnegazione o sacrificio di sè stessi per gli altri. È ciò che avviene quando un individuo rinuncia alla propria vita per salvarne un altro (si tratta naturalmente di un caso estremo). La morale, però, non è che un “di più”, che non si può chiedere ad una persona.
L’anarco-comunismo
Il comunismo anarchico è il «comunismo senza governo, quello degli uomini liberi, è la sintesi dei due scopi ai quali mira l’umanità attraverso i tempi: la libertà economica e la libertà politica» ed è anche il completamento dell’anarchia, ovvero l’uguaglianza che completa la libertà. Il comunismo anarchico è per l’anarchico russo l’opposto dell’individualismo esattamente come il mutuo appoggio è l’esatto contrario della lotta per l’esistenza.
Per Kropotkin il comunismo è l’unico sistema privo di contraddizioni sociali, poiché, secondo il principio «da ognuno secondo le sue forze, ad ognuno secondo i suoi bisogni», abolisce la schiavitù del salario e la dipendenza dal bisogno, mediante la spontanea azione delle masse. Kropotkin, nella sua visione deterministica, è contrario alla rivoluzione, tuttavia la ritiene fondamentale in certe epoche, in quanto mezzo di accelerazione del processo evolutivo.
Il comunismo kropotkiniano vuole abolire non solo la differenza tra lavoro manuale e lavoro intellettuale (come Bakunin) ma anche quella tra città e campagna. Per il pensatore russo ogni individuo deve integrare il lavoro manuale con quello intellettuale (ciò per evitare pericolose specializzazioni che possano creare privilegi); anche l’integrazione geografico-sociale della città con la campagna sono due aspetti complementari perché mirano al superamento della divisione della società in una scala gerarchica. Questi due aspetti, così integrati tra loro, costituiscono la struttura federalistica ed armonica del piano kropotkiniano, che comporta la fine di ogni dominio: abolizione delle classi, abolizione dello Stato e di ogni altra forma gerarchica socio-economica, decentramento e federalismo dal basso verso l’alto, abolizione della duplice divisione del lavoro, pratica immediata di comunismo libero e di mutuo appoggio.
Ma come giungere al fine preposto? Mentre inizialmente, e per buona parte della sua vita, Kropotkin auspicò l’utilizzo della propaganda col fatto come strumento di diffusione del conflitto sociale e di propaganda anarco-comunista, sul finire della sua esistenza, come riportato da Daniel Guérin, riconobbe la sterilità di certe azioni:
«A Kropotkin va il merito di essere uno dei primi a confessare i suoi errori e riconoscere la sterilità della “propaganda col fatto”. In una serie di articoli comparsi nel 1890, egli affermò che “bisogna stare con il popolo, che non vuole più atti isolati ma uomini d’azione nei loro ranghi”. Ammoniva i suoi lettori contro “l’illusione che si possa sconfiggere la coalizione degli sfruttatori con qualche libbra di esplosivi”. Propose un ritorno al sindacalismo di massa come quello di cui la Prima Internazionale era embrione e fautrice: “sindacati enormi che accolgono milioni di proletari”».
D. Guérin, L’anarchismo dalla dottrina all’azione, Roma, 1969
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