
Questo libretto di Pëtr Kropotkin (1842-1921), uno dei più importanti teorici del pensiero anarchico, affronta una questione cruciale per la filosofia morale: perché fare il bene? Perché non seguire piuttosto il nostro egoismo? Per il filosofo russo un contributo alla comprensione di questa domanda può giungere, più che dalla morale corrente e dalla religione, che hanno un carattere ideologico, dalla osservazione del mondo animale.
“L’uguaglianza nei rapporti umani e la solidarietà che ne risulta – ecco l’arma più potente del mondo animale nella lotta per l’esistenza. E l’uguaglianza è equità. Dichiarandoci anarchici, proclamiamo di rinunciare a trattare gli altri come non vorremmo essere trattati da loro; che non tollereremo più l’ineguaglianza che ha permesso ad alcuni di noi di esercitare la loro forza o la loro astuzia o la loro abilità in un modo ripugnante. Ma l’uguaglianza in tutto – sinonimo di equità – è l’anarchia stessa.”
Estratti dal libro
Il primo di questi princìpi è che ciò che non è, non può dare vita a nulla, mentre il secondo principio, che riguarda strettamente la morale, è proprio la regola aurea nella formulazione positiva del Vangelo di Marco: trattare gli altri come vorreste che essi trattassero voi.
Preti, politici, sfruttatori d’ogni genere hanno tenuto in ostaggio l’etica, utilizzandola come un cavallo di Troia per giustificare il loro potere e per stabilire l’ingiustizia sociale, ottenendo dolcezza e ubbidienza dagli sfruttatori.
(…) condannare tutti coloro che fanno fare agli altri ciò che essi mai vorrebbero fare: lo sfruttatore che mai vorrebbe vivere la vita degli operai che sfrutta, ad esempio.
Poco a poco la gioventù si affranca, getta via i pregiudizi torna la critica. Il pensiero si risveglia prima presso alcuni, ma insensibilmente il risveglio conquista la moltitudine. Nasce la spinta, sorge la rivoluzione.
“Non piegarsi davanti ad alcuna autorità, per quanto rispettata essa sia; non accettare alcun principio che non sia stabilito dalla ragione.”
“Fai agli altri ciò che vorresti che essi ti facessero nelle medesime circostanze.”
Dichiarandoci anarchici, proclamiamo di rinunciare a trattare gli altri come non vorremmo essere trattati da loro; che non tollereremo più l’ineguaglianza che ha permesso ad alcuni di noi di esercitare la loro forza o la loro astuzia o la loro abilità in un modo ripugnante. Ma l’uguaglianza in tutto – sinonimo di equità – è l’anarchia stessa.
Tutto ciò che possiamo fare è dare un consiglio; e tuttavia nel darlo aggiungiamo: “Questo consiglio non ha valore se tu non riconosci da te con l’esperienza e l’osservazione che è bene seguirlo.”
Proclamando la nostra morale egualitaria ed anarchica, ci rifiutiamo di arrogarci il diritto che i moralisti hanno sempre preteso di esercitare – quello di mutilare l’individuo in nome di un certo ideale che ritengono buono. Noi non riconosciamo a nessuno questo diritto; non lo vogliamo per noi stessi.
“Lasciate gli uomini assolutamente liberi, non mutilateli – le religioni lo hanno già fatto abbastanza. Non temete nemmeno le loro passioni: in una società libera, esse non rappresenteranno alcun pericolo. Purché non abdichiate alla vostra libertà; purché non vi lasciate asservire dagli altri; purché alle passioni violente ed antisociali di un tale individuo opponiate le vostre passioni sociali, ugualmente vigorose. Allora non avrete da temere nulla dalla libertà.” (Fourier)
Un tale inganna i suoi amici? È la sua volontà, il suo carattere? Sia! È nel nostro carattere, nella nostra volontà disprezzare chi mente! E poichè questo è il nostro carattere, siamo franchi.
L’essere solitario soffre, è preso da una certa inquietudine, perché non può partecipare agli altri il suo pensiero e i suoi sentimenti. Quando proviamo un grande piacere, vorremmo far sapere agli altri che esistiamo, che sentiamo, che amiamo, che viviamo, che lottiamo, che combattiamo.
Ma mai, in nessuna epoca storica, e nemmeno in nessuna era geologica, il bene dell’individuo è stato opposto a quello della società. In ogni tempo sono stati identici, e coloro che l’hanno compreso hanno gioito della vita più completa. La distinzione tra egoismo ed altruismo è dunque assurda ai nostri occhi. È per questo che non abbiamo detto nulla di quei compromessi che l’uomo, a credere agli utilitaristi, farebbe continuamente tra i suoi sentimenti egoistici e quelli altruistici. Questi compromessi non esistono per l’uomo persuaso.
Lotta per permettere a tutti di vivere questa vita ricca e straripante, e sarai certo di trovare in questa lotta delle gioie così grandi, che non ne troverai di simili in nessun’altra attività.
Questo è tutto ciò che può dirti la scienza morale. A te scegliere.
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